A Marmomac con Carisma Materico in scena nuove possibilità costruttive per la pietra, tra progetto e tecnologia
La mostra, curata da Raffaello Galiotto per Marmomac 2026, esplora il rapporto tra la cultura millenaria della pietra e le possibilità aperte dalla progettazione digitale e dalle nuove tecnologie di lavorazione
Il modo di interpretare e utilizzare la materia litica in architettura vive oggi una profonda trasformazione, sospesa tra la necessità di preservare gli antichi saperi legati alla lavorazione della pietra e la spinta sempre più rapida dell’innovazione tecnologica. Questa tensione è al centro della ricerca che Raffaello Galiotto, con la mostra Carisma Materico, porta all’interno di The Bedrock, lo spazio espositivo al padiglione 10 di Marmomac, la fiera leader per la filiera tecno-lapidea che, dal 22 al 25 settembre a Veronafiere, taglia il traguardo delle 60 edizioni.
La progettazione computerizzata e la tecnologia numerica applicata alle macchine consentono oggi lavorazioni di particolare complessità, estrema precisione e affidabile riproducibilità, aprendo alla pietra nuove possibilità costruttive ed espressive. Un’evoluzione che, secondo Galiotto, non riguarda soltanto ciò che la tecnologia permette di realizzare, ma richiede di ripensare il modo in cui la pietra esprime, attraverso forme, superfici e lavorazioni, le qualità proprie della materia, con una crescente attenzione anche alla riduzione dell’impatto ambientale.
“Le quattro installazioni della mostra nascono da domande diverse sulla natura della pietra e sul modo in cui possiamo trasformarla attraverso il progetto. Mi interessava esplorare cosa accade quando una materia apparentemente immutabile viene alleggerita, scavata, attraversata o scomposta, portandone le caratteristiche oltre la percezione più immediata. La tecnologia diventa così uno strumento per esplorare ciò che la pietra può ancora offrire, rivelando possibilità che vanno oltre il modo in cui siamo abituati a conoscerla e utilizzarla”, commenta Raffaello Galiotto.
Il rapporto tra massa e leggerezza viene messo in discussione dall’opera IRONSTONE GRANDE FORMATO, realizzata da Arredo di Pietra. L’installazione, interamente realizzata in travertino, appare come un enorme blocco di pietra inclinato e sospeso in bilico, quasi una massa monolitica sfidata dalla gravità. Basta però aggirarla per scoprire l’inganno: il volume è vuoto e sorprendentemente leggero, composto da sole tre lastre Ironstone. La grande dimensione, tradizionalmente una delle difficoltà nell’impiego della pietra, diventa così una possibilità architettonica grazie a un innovativo sistema di pannello lapideo composito.
Dalla massa alla superficie, SGUINCI PERMEABILI, realizzata da Gruppo Tosco Marmi, porta in primo piano la profondità e la consistenza della materia. Il progetto riprende un elemento dell’architettura difensiva medievale: gli sguinci delle aperture, concepiti per consentire la visibilità verso l’esterno riducendo la vulnerabilità delle fortificazioni. Qui la strombatura diventa il motivo per costruire due pareti ad angolo, scavate attraverso una successione di anelli concentrici tagliati a water jet direttamente dalla lastra e poi ricomposti in continuità, senza produrre scarti di materiale.
La superficie acquista così una forte tridimensionalità, ulteriormente accentuata dall’impiego di cinque varietà di marmo (Palissandro Reale, Classico, Bluette, Nuvolato e Oniciato) che ne fanno emergere le diverse qualità cromatiche e materiche. Se Ironstone Grande Formato e Sguinci Permeabili esplorano rispettivamente il rapporto della pietra con il peso e con la superficie, con APORIA, progettata da Studio Nico Sandri e realizzata con Peroni Guido in Crystal Sunset, la materia diventa invece esperienza fisica.
Il titolo richiama il concetto filosofico di aporía, l’arresto della mente davanti a un paradosso insolubile. L’opera traduce questa condizione nella forma di una piramide di pietra, simbolo di immutabilità e rigore geometrico, letteralmente spaccata in due. La frattura rivela una doppia natura: all’esterno la pietra è scabra, irregolare, segnata dalla forza dello strappo; all’interno diventa un corridoio modellato nella parte più profonda del blocco, dove la venatura e la micromatericità invitano all’esplorazione e al contatto.
È un passaggio importante anche nel rapporto tra opera e osservatore: chi attraversa Aporia non rimane più davanti all’opera, ma ne diventa parte. Lo spazio creato dalla frattura trasforma una ferita della materia in un luogo di contemplazione, mettendo in relazione l’asprezza dell’esterno con la dimensione più intima e silenziosa del suo interno. PARTITURA IN MARMO, infine, progettata dall’architetto Mario Botta e realizzata da Marmi Ghirardi, ne supera definitivamente la dimensione massiva per trasformarla in ritmo, filtro e luce.
L’opera riprende il sistema di listelli in Botticino progettato da Botta per la struttura ellittica del Teatro alla Scala di Milano: 6.500 metri lineari di elementi di lunghezze differenti, disposti come le corde di uno strumento, che davanti alla facciata vetrata svolgono anche una funzione di frangisole, filtrando la luce e riducendone il calore. Dietro la leggerezza visiva dell’installazione si nasconde una complessa sfida tecnica. I listelli, lunghi fino a 2.480 millimetri, sono rinforzati con lamine di acciaio e fissati alla struttura in soli due punti attraverso inserti a scomparsa.
Per realizzarli è stato necessario progettare e costruire una macchina dedicata, non essendo disponibile sul mercato un sistema capace di eseguire tutte le lavorazioni richieste: dalla calibratura alla spazzolatura, fino ai tagli necessari all’inserimento dei rinforzi. Le quattro opere mostrano così come il confronto tra ciò che la pietra è stata e ciò che può ancora diventare – tra materia, progetto e tecnologia – possa aprire una nuova stagione della cultura della pietra in architettura.