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Dalla leggenda del Liotru all’arte di Vito Guardo: la Pietra Lavica scolpita nel tempo

Pubblicato su Diamante A&T n. 121 · Settembre 2025 · pagina 20 · Read in English

di G. Buccheri, Trade Marketing Manager del Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna
Copertina Diamante A&T n. 121 – Settembre 2025

La pietra lavica, nata dal fuoco dell’Etna, è da secoli una materia che affascina e ispira, capace di trasformarsi in simbolo, leggenda ed arte. A Catania il suo emblema più celebre è la Fontana dell’Elefante, conosciuta come ‘U Liotru’, che svetta in piazza Duomo e da secoli accompagna la vita della città. Non esistono dati certi su quando e da chi sia stata realizzata la statua dell’elefante. Nei secoli, studiosi e cronisti hanno cercato di dare risposte, spesso intrecciando storia e mito. Nel 1639, Pietro Carrera scrisse che il Liotru celebrava una vittoria dei catanesi sui libici; più tardi Ignazio Paternò Castello sostenne che provenisse da un circo, mentre Santi Consoli e Matteo Gaudioso lo collegarono al ricordo di una religione ormai scomparsa.

Oggi è largamente accettata l’interpretazione fornita dal geografo Idrisi, durante il suo viaggio in Sicilia nel XII secolo: secondo il suo racconto, i catanesi consideravano l’elefante una statua magica, in grado di proteggere la città dalle eruzioni dell’Etna. Idrisi riportò anche che la scultura fosse stata realizzata durante la dominazione cartaginese o bizantina e che, già nel XII secolo, si trovasse all’interno delle mura cittadine. Sarebbero stati i Benedettini del monastero di Sant’Agata a collocarla sotto un arco detto ‘di Liodoro’. Nel 1239, la statua fu scelta come simbolo ufficiale di Catania e, secondo alcuni, proprio allora fu trasferita entro le mura.

Nel corso del tempo, l’Elefante conobbe spostamenti e restauri. Nel 1508, fu collocato sul lato ovest (o nord) del municipio, accompagnato dall’iscrizione “Ferdinandus. Hispaniae utriusque. Siciliae. Rege - Elephans erectus fuit a Cesare Jojenio - Justitiario – MDVII”. Gravemente danneggiato dal terremoto del 1639, che ne spezzò proboscide e zampe, fu restaurato dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini nel 1735 su sollecitazione di Filippo D’Orville. Quanto all’obelisco che lo sovrasta, si ritiene sia giunto a Catania durante le crociate, proveniente da Svene, e inizialmente collocato nel Circo Massimo, come ipotizzò Ignazio Paternò Castello.

La Fontana dell’Elefante, ‘U Liotru’, in piazza Duomo a Catania
La Fontana dell’Elefante, ‘U Liotru’, in piazza Duomo a Catania

Questa statua millenaria, scolpita nella pietra lavica, continua a raccontare l’identità catanese, ponendosi come punto di contatto tra mito e storia. La tradizione di lavorare questa materia oscura e resistente non appartiene soltanto al passato: vive ancora oggi nelle mani di artisti contemporanei. Tra loro spicca Vito Guardo, scultore nato a Catania nel 1965. La sua formazione artistica inizia all’Istituto d’Arte, dove si diploma Maestro d’Arte nel 1982. L’anno successivo si trasferisce a Firenze e frequenta l’Istituto per l’Arte e il Restauro, conseguendo nel 1987 il diploma di restauro del legno. La sua preparazione si completa a Roma, all’Accademia di Belle Arti, dove ottiene la laurea in scultura sotto la guida del maestro Emilio Greco.

Fin dal 1985 Guardo espone in numerose mostre personali e collettive, da Roma a Lecce, da Chianciano Terme a Pienza, da Avellino a Erice, ottenendo sempre ampi consensi. Alcune sue opere sono esposte permanentemente presso la galleria d’arte Orsa Maggiore a Lido di Ostia, a Roma. Dal 1996 partecipa con successo a simposi e concorsi di scultura, sia in Italia che all’estero, classificandosi tra i primi e distinguendosi per la forza espressiva delle sue creazioni. La notorietà di Vito Guardo è legata in particolare alle opere pubbliche realizzate in legno, bronzo, marmo e, soprattutto, in pietra lavica, che diventa cifra distintiva della sua arte.

Opere di Vito Guardo
Opere di Vito Guardo

Le sue sculture, spesso a tema sacro, arricchiscono chiese e spazi della provincia etnea, dove la materia vulcanica torna a essere veicolo di spiritualità e simbolo del legame profondo tra l’uomo e il suo territorio. Dall’antico Liotru fino alle creazioni di Vito Guardo, la pietra lavica continua dunque a rappresentare molto più di un materiale: è memoria, identità e arte, un ponte che unisce mito e presente, radici e contemporaneità.

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