Iniziativa regionale: secondo aggiornamento del “Piano Cave Sicilia”
Proposto dal Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna
Il Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna riveste un ruolo importante nella pianificazione dello strumento urbanistico regionale “Piano Cave Sicilia”, in quanto si colloca come soggetto proponente di nuove aree, in cui l’insediamento dell’attività estrattiva viene ritenuto ammissibile. La Regione Sicilia, con avviso pubblico del 23/05/2025, ha riaperto i termini per il secondo aggiornamento del Piano Cave Sicilia, invitando i Comuni e le Associazioni di categoria alla formulazione di nuove proposte di Piano Cave, da sottoporre alle valutazioni tecniche-ambientali dei vari Assessorati. Il coordinamento tecnico dell’elaborazione dell’aggiornamento Piano Cave è stato affidato al Dott.
Ambrogio Alfieri, dirigente del Servizio 9 - Servizio Geologico e Geofisico - del Dipartimento Energia dell’Assessorato regionale All’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità. Il Consorzio della Pietra Lavica dell’Etna, nell’ambito dell’iniziativa di secondo aggiornamento del Piano Cave, ha presentato 37 proposte di nuove aree a vocazione estrattiva, oltre il 50% di tutte le proposte pervenute dall’intero territorio regionale, che sottendono giacimenti di varia natura geologica, essenziali a garantire l’approvvigionamento dei materiali di cava sia alla filiera lapidea ornamentale che a quella dei materiali edili da costruzione. L’aggiornamento del Piano Cave rappresenta un atto strategico per il futuro della filiera della pietra lavica, che oggi soffre per la scarsa reperibilità della materia prima, a causa del numero sempre più ristretto di cave attive, e per la forte domanda di approvvigionamento che giunge dai numerosi cantieri privati e pubblici della Sicilia orientale.

Secondo un recente studio sulla reale consistenza dei giacimenti di pietra lavica, autorizzati dalla Regione Sicilia per lo sfruttamento a cava, si stima che entro sette anni si assisterà al crollo dell’offerta dei prodotti lavici a causa dell’esaurimento dei giacimenti autorizzati, con la conseguenza che tutta la produzione di filiera rischierà di essere irreversibilmente compromessa. Pertanto, il Consorzio della Pietra lavica dell’Etna, al fine di scongiurare il collasso della filiera, si è impegnato ad individuare nuovi giacimenti di pietra lavica di elevata qualità su tutto il comprensorio etneo, idonei per la produzione dei massi da segagione e per gli aggregati edili, elaborando le 37 proposte di nuove aree di Piano Cave che, al momento, sono al vaglio della commissione di valutazione interdipartimentale regionale.
Inoltre, la ricerca di nuovi giacimenti di cava assume una valenza strategica e strettamente funzionale alla realizzazione delle infrastrutture pubbliche connesse al PNRR, per le quali l’approvvigionamento delle materie prime di cava è indispensabile per garantire il completamento delle opere. Quindi, una diligente programmazione urbanistica delle cave non può che comportare un elevato livello di sviluppo economico sociale per la Sicilia, in un momento in cui i piani di investimenti in corso di attuazione hanno raggiunto una dotazione finanziaria senza precedenti. Particolare attenzione è stata prestata agli aspetti ambientali connessi all’esercizio delle cave: il Consorzio si è fatto promotore di inserire tra le aree di riconoscimento del Piano Cave quei siti estrattivi, dismessi da lungo tempo, lasciati all’abbandono e all’incuria senza apportarvi le necessarie opere di mitigazione ambientale.
La proposta avanzata dal Consorzio consiste nell’inquadrare tali siti nella cosiddetta tipologia urbanistica “area di recupero” del Piano Cave regionale, in cui sarà possibile, su iniziativa privata, attuare le opere di ricomposizione ambientale entro e non oltre 7 anni, prevedendo, altresì, la possibilità di realizzare interventi di rimodellazione morfologica, i cui materiali di scavo potrebbero essere commercializzati come materie prime di cava, così da rendere pienamente sostenibile il piano finanziario di recupero ambientale. È indubbio che il riconoscimento dell’area di recupero incentiverebbe molti imprenditori ad attuare un investimento integrato produttivo-ambientale, in cui l’esigenza di riqualificazione ambientale si coniugherebbe con la domanda di approvvigionamento di materiali di cava, rendendo cantierabili molti progetti di recupero ambientali di siti di cava dismessi che, altrimenti, rimarrebbero in uno stato di perpetuo degrado ambientale.
Il secondo aggiornamento del Piano Cave Sicilia, prima della sua definitiva approvazione, dovrà essere sottoposto alla procedura ambientale di VAS, ai sensi del Decreto Legislativo 152/06 e ss.mm.ii, nonché alla Valutazione di Incidenza, per analizzarne gli effetti sull’ambiente, in particolare, sulle aree protette della Rete Natura 2000. Pertanto, viene comunque garantito che lo sviluppo del comparto estrattivo avvenga secondo l’approccio del principio di ecosostenibilità. Si prevede che il secondo aggiornamento del Piano Cave Sicilia sarà in vigore entro la fine del corrente anno.