Poligem celebra il suo trentesimo anniversario
Il 29 luglio ricorre il trentesimo anniversario della fondazione della Poligem S.r.l., mentre per me, quest’anno, è il quarantesimo nel settore del diamante industriale. Tutto nacque dall’esperienza di mio padre che, nella seconda metà degli anni sessanta, iniziò a costruire utensili diamantati a punta singola e ravviva mole per l’industria meccanica. Studiò a fondo le proprietà del diamante naturale e innovò in modo fondamentale le tecniche di lavorazione, favorendo la diffusione di questo utensile in diverse applicazioni: dall’oreficeria per la lavorazione di metalli preziosi, agli innovativi strumenti di misura in processo.
La sua determinazione e curiosità mi hanno contagiato. Complice anche l’avvento dei diamanti sintetici e policristallini, negli anni settanta ho cominciato ad interessarmi a questo meraviglioso e poliedrico materiale e, così, nel 1986 ho avviato un’attività di distribuzione specializzata al servizio dei produttori di utensili. In seguito, ho avuto l’opportunità di lavorare nell’unica realtà italiana che abbia prodotto diamante sintetico e policristallino, la Supradiamant S.p.A., dove ho acquisito competenze non solo in ambito applicativo, ma anche produttivo.
Nel 1996 ho fondato Poligem per distribuire diamanti di importazione asiatica, mettendo a frutto le competenze acquisite per calibrare le linee di qualità e garantire la costanza del prodotto. Questa filosofia ha permesso di stabilire relazioni importanti con i clienti, molte delle quali durano ancora oggi, a distanza di trent’anni. Non si tratta di semplici rapporti fornitore/cliente, ma più spesso di collaborazioni in cui si cerca, insieme, di trovare la soluzione più adatta per permettere al diamante di esprimere tutto il suo potenziale nella lavorazione dei materiali, tradizionali e nuovi.

Il diamante è, tuttora, fondamentale per moltissime tecnologie, ma in questo anniversario vorrei guardare avanti, a come potrà diventare protagonista delle innovazioni che verranno. Il pensiero va alle molteplici proprietà di questo materiale, finora sfruttate solo in parte, e alle sfide poste all’industria manifatturiera dall’evoluzione tecnologica, dall’intelligenza artificiale e dal passaggio da una globalizzazione apparentemente pacifica a una multilateralità spesso conflittuale, in cui ogni Paese deve garantirsi una certa autonomia.
Partiamo dalla durezza, ad oggi sfruttata principalmente nel taglio e nell’asportazione di materiali duri, come il granito e il silicio. La durezza del diamante, tuttavia, si traduce anche in una impareggiabile resistenza all’abrasione. Da qui il suo potenziale impiego in rivestimenti anti usura o nella realizzazione di componenti funzionali, che abbiano durata e qualità superiori a quelle dei materiali tradizionali: si pensi agli ugelli o alle guide meccaniche nelle macchine utensili, ma anche alle superfici che devono avere un’interferenza predeterminata e costante nel tempo (rondelle di serraggio, frizioni meccaniche, ecc.).
Un’altra proprietà del diamante, finora poco sfruttata, è la sua capacità di disperdere il calore che, combinata con l’elevato potere di isolamento elettrico, lo rende un materiale di estremo interesse per i chip del futuro. La domanda di chip sempre più piccoli, per aumentare la capacità di calcolo a parità di superficie, incontra molti ostacoli che il diamante potrebbe permettere di superare. In particolare, grazie alla sua ottima conducibilità termica, un dissipatore in diamante riesce a disperdere il calore fino a cinque volte più efficacemente rispetto ai materiali attualmente utilizzati, pur mantenendo l’isolamento elettrico necessario a consentire l’avvicinamento sempre più spinto dei transistor.
Tutto questo si traduce in una riduzione dei consumi energetici, di acqua e di spazio (si pensi all’impatto ambientale dei data center con l’avanzare dell’intelligenza artificiale). La ricerca si sta attualmente occupando di produrre chip interamente in diamante che, se opportunamente strutturato come semiconduttore, potrebbe addirittura sostituire completamente il silicio.

Infine, tra le tante proprietà del diamante ancora da sfruttare, vorrei citare la particolare resistenza alle radiazioni. Questa esclusiva caratteristica è molto promettente per il progresso della medicina nucleare, a cui si guarda con fiducia per il trattamento di malattie ancora oggi difficilmente curabili. Potrebbe, inoltre, rappresentare una svolta in campo energetico, sia per un monitoraggio più preciso delle centrali a fissione nucleare, sia nella ricerca di un sistema di fusione nucleare più pulito.
Grazie alle competenze accumulate negli anni da tutti i collaboratori, Poligem è pronta a raccogliere queste sfide e a seguire lo sviluppo dei nuovi settori, che apriranno nuove prospettive anche in quelli più tradizionali. Gli investimenti tecnologici effettuati, come il Polilab, dotato dei più aggiornati sistemi di misura e valutazione del diamante, ci permettono di elaborare e garantire il prodotto desiderato dal cliente. Vogliamo, infatti, tenere fede all’impegno che ci siamo dati: promuovere l’utilizzo del diamante per migliorare la qualità della vita dell’uomo, preservando l’ambiente.